Sono diffuse lungo tutto il sistema costiero Alto Adriatico , aree in cui si possono vedere o intravedere vecchi sistemi di dune litoranee, con età di diverse migliaia di anni. Tali sistemi sono frutto dell'azione deposizionale dei corsi d'acqua, delle correnti eoliche e del rimaneggiamento operato dalle oscillazioni mareali. Alcuni di questi elementi geomorfologici sono ancora ben visibili ed attivi, altri sono identificabili solo tramite indagini fotoaeree o rilievi sul campo. In diversi contesti sono stati spianati da fenomeni erosivi post glaciali (10,000 anni fa), o dall'attività antropica.
Vari dei luoghi in queste forme sono ancora superstiti sono censiti come geotopi o anche aree vincolate, laddove sono state rimosse, troviamo spesso aree ormai stabilmente antropizzate.
Questi elementi geomorfologici non hanno solo una pur importante valenza paesaggistica o ecologica, ma recenti studi ne palesano anche rilevanti aspetti idrogeologici.
Un recente studio del dipartimento di Geoscienze dell'Università di Trieste individua alcune peculiari interazioni che li rendono elementi utili al contrasto dell'intrusione salina (1).
Il fenomeno dell'ingresso delle acque salate nelle aree costiere è noto, di estrema attualità e sempre più problematico. A seguito del combinato disposto della subsidenza - altro fenomeno tipico nelle zone di costa - l'innalzamento eustatico, per via dei fenomeni globali legati al cambiamento climatico e dell'erosione costiera, l'intrusione di acque salmastre verso terra è diventato sempre più intenso. A seguito di ciò abbiamo perdita di terreni agricoli, incremento dell'erosione del suolo e della subsidenza - per via delle interazioni che si generano soprattutto nei terreni argillosi - dove la decarbonatazione, ossia la rimozione dei carbonati per azione chimica, porta ad una forte perdita di volume dei depositi. Inoltre tutto ciò è ulteriormente aggravato dai sempre più frequenti eventi siccitosi che depauperano le riserve di acque dolci.
Le dune costiere che si caratterizzano solitamente per essere topograficamente alti topografici, sovente ospitano lenti di acqua dolce e sono ottime zone di ricarica, spesso protetti da vegetazione tipica, in tal modo si comportano come barriere idrauliche all'ingresso di acque saline, le acque dolci, infatti, meno dense, "galleggiano" sulle più dense salmastre, se le lenti sono di adeguato volume, contrastano il movimento verso terra delle acque da mare.
Lo studio dell'Università di Trieste è stato condotto presso il sito di BELVEDERE-SAN MARCO, utilizzando un mix di metodi di indagine geofisica. Si sono combinati rilievi ERT (una tomografia basata sull'elettroresistività, le acque salate hanno valori diversi da quelle dolci), sismica a rifrazione, georadar, misure di conducibilità in foro e misura delle frequenze elettromagnetiche. Se ne evince anche la grande potenzialità che queste tecniche hanno per il monitoraggio delle acque sotterranee e investigazione dei sistemi idrogeologici.
La tutela delle dune litoranee e degli acquiferi costieri assume, quindi, anche una valenza di sistema nature based di mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, si dovrebbero, perciò, inserire nei piani di adattamento di cui è tempo che i vari territori si dotino secondo peculiarità.
Potremmo, quindi, prosaicamente dire, che questi ambienti vanno tutelati, se non per amore, sicuramente per interesse.
Nessun commento:
Posta un commento