sabato 11 aprile 2026

Effetti della riduzione del trasporto solido del fiume Po

Il fiume Po è lungo 651 km, come noto il più lungo d'Italia. Ha una portata media di 1.476 mc/s, drena un bacino di circa 75mila kmq. La sua azione deposizione, le sue alluvioni hanno generato la formazione della più grande pianura d'Italia, detta appunto "Padana" e la formazione dell'imponente e straordinaria struttura del suo delta. Il Po è alimentato da tributari che arrivano dalle Alpi e dagli Appennini settentrionali.
Le osservazioni in campo rivelano una evidente alterazione dei regimi di apporto sedimentario  del fiume, in particolare per quanto riguarda il trasporto solido in sospensione, ossia di quella componente di sedimento più fine, che viene trasportata entro il flusso delle acque, appunto "sospesa", diversamente da quello più pesante al fondo del corso d'acqua. Uno Studio del Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Padova e del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Milano (1), ha indagato le caratteristiche, l'evoluzione e l'entità del fenomeno del corso degli ultimi 100 anni. Lo studio ha riguardato questo intervallo di tempo per la disponibilità di dati storici affidabili e soprattutto perché è il periodo in cui avvengono interventi di  grande rilievo, antropici, lungo il corso del Po e dei suoi tributari. 
L'analisi ha preso due punti di riferimento, la sezione del Po a Piacenza e Pontelagoscuro, all'analisi di record noti, si è associata una raccolta dati con misure sul campo volte a stimare le quantità di sedimenti in sospensione e la loro evoluzione quantitativa nel tempo (2).
Lo studio ha riscontrato un calo dell'85% del trasporto solido a Piacenza e del 72% a Pontelagoscuro nel corso dell'intervallo dal 1924 al 2019. Il fenomeno non è però omogeneo nella sua evoluzione cronologica e nemmeno geografica. Infatti, nel tratto misurato a Piacenza si evidenzia, sia dalle misure che dai dataset storici un calo marcato nel periodo 1920-1940 del trasporto in sospensione, mentre si rileva fenomeno analogo nel periodo 1950-1980 nella stazione più a valle di Pontelagoscuro. Questo si deve alle diverse interferenze antropiche avvenute nel tempo lungo il corso del Po' e dei suoi tributari.
Nel  ventennio tra il 1920 e il '40 abbiamo la realizzazione di diversi impianti idroelettrici e relative dighe soprattutto nelle zone Alpine, questo era connesso alla necessità di energia per alimentare l'industrializzazione del Paese. Le dighe dei bacini idroelettrici intrappolano grandi quantità di sedimenti e generano comunque sbarramenti che, per altro, periodicamente richiedono svuotamento per garantire la capacità d'invaso. Inoltre è da segnalare l'azione di "filtro" svolta dai grandi laghi settentrionali. Nel periodo tra il 1950 e gli anni '80  avvengono invece importanti opere di regimazione di bacinizzazione a fini irrigui del corso di molti degli affluenti appenninici - che per altro ancor oggi sono i principali "fornitori" di trasporto solido e che confluiscono per lo più a valle di Piacenza e questo spiega i dati rilevati a Pontelagoscuro. A tutto questo si aggiungono opere la garantire la navigabilità del Po' e di alcuni tributari, che a loro volta hanno l'effetto secondario di diventare trappole per i sedimenti, riducendo il trasporto in sospensione.
    La riduzione dell'apporto sedimentario genera fenomeni erosivi non solo alla foce, ma anche lungo il corso del fiume e fenomeni di dissesto.
    Il fenomeno ha raggiunto una dimensione tale che si evidenzia una riduzione dell'accrescimento del delta del Po ed addirittura una sua regressione in alcune zone. Da rammentare poi che il delta è zona di "prelievo" di sabbie per il ripascimento di molti litorali della costa adriatica erosi dall'attività mareale.
    Questo tema dovrebbe, a mio pare, essere oggetto di attenzione e preoccupazione per tutti quei soggetti che manifestano timori sul fenomeno della subsidenza nella zona del delta del Po. L'apporto sedimentario, infatti, è un controbilanciamento all'erosione costiera, che l'innalzamento eustatico aumenta.
    La subsidenza nelle zone del delta, unitamente all'erosione, per effetto dell'innalzamento del livello del medio mare, la riduzione dell'apporto sedimentario, i fenomeni naturali di costipazione dei terreni e gli effetti dell'ingressione delle acque salmastre - fenomeno anch'esso connesso egli effetti del cambiamento climatico globale, come ho richiamato altrove - sono destinati a farsi sempre più marcati
    Nella gestione complessiva del fiume, oltre ai temi del rischio alluvione, del risanamento degli ecosistemi e della qualità delle acque, ci si deve necessariamente porre il tema di ripristinare anche i processi di apporto sedimentario, agendo in particolare su tutti quegli elementi che ne divengono ostacolo e riflettere sul ruolo che hanno ancora taluni bacini idroelettrici.
    Riterrei utile replicare studi similari anche sul corso del Piave, Brenta e dell'Adige, che sono tutt'ora oggetto anche di pratiche come le cave in alveo.

1) The great decline of suspended sediment load in the Po River (Italy) over the last 100 years, 2026

2) Il declino dei sedimenti in sospensione e i cambiamenti geomorfologici nel fiume Po avvenuti negli ultimi 100 anni


Effetti della riduzione del trasporto solido del fiume Po

Il fiume Po è lungo 651 km, come noto il più lungo d'Italia. Ha una portata media di 1.476 mc/s, drena un bacino di circa 75mila kmq. La...